Quei due - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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Quei due

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Quei due


di Carmelo Rallo


Si stimavano, ma non si andava oltre. Mio padre stimava suo cognato ("U Cugnatu", come tutti a casa lo chiamavamo) per il suo attaccamento al lavoro e la sua competenza; non lo sopportava per quel suo fare da Grillo Parlante di Pinocchio: troppo asfissiante, troppo esigente nel pretendere sempre e in qualunque situazione una pesca abbondante (o che perlomeno giustificasse un'uscita dal porto peschereccio). Il Cognato stimava mio padre per la sua intelligenza e la sua competenza, non lo sopportava per quel suo fare da Grillo Ozioso che gli faceva subito abbandonare ogni iniziativa che, se attuata, avrebbe potuto portare dei frutti.

Raramente lavoravano assieme e accadeva quando il Cognato aspettava la chiamata per un imbarco (che in genere era lunghissimo e si interrompeva solo per fine contratto fra la gioia dei cuochi di bordo - da sempre suoi nemici giurati - e dei nostromi che si liberavano di quel marinaio efficiente, ma assillante) o per una tonnata (poco importa se quella di Massa Zuara, di Favignana o di Bonagia: purché si pescassero tonni e molti) o per una campagna di pesca e per tutta la stagione lo sgombro pescato doveva essere il migliore, il più abbondante, il meglio pagato.

Quella volta erano assieme poiché mio padre era in attesa di partire per il Venezuela e il Cognato aspettava che qualcuno da Genova gli mandasse un telegramma per comunicargli che entro qualche giorno sarebbe stato chiamato per un imbarco. Mio padre aveva chiesto a mio nonno materno qual'era il posto più indicato per andare a pescare viole che in quel periodo dell'anno erano abbastanza rare per cui sarebbero state pagate meglio. Mio nonno era già invalido e aveva difficoltà nel comunicare. Riuscì però a spiegarsi indicando un punto a Sud Ovest di Punta Marsala, a Favignana.

I due cognati raggiunsero il punto indicato e cominciarono a pescare con risultati apprezzabili. Sarebbero tornati a casa entro la serata, se il Cognato non avesse deciso che se fossero rimasti un altro paio d'ore avrebbero raddoppiato la pesca, quindi il guadagno. E mio padre accettò di malavoglia (se avesse deciso di ritornare in porto non si sarebbe più liberato degli accidenti che il Cognato gli avrebbe tirato).

Quella volta fu mio padre ad avere ragione: venne giù un Grecale, ma un Grecale che non ti dico! Impossibile tornare a Trapani chè avresti avuto addosso dei cavalloni che una barchetta così piccola non avrebbe potuto sopportare. L'unica era raggiungere la costa Sud Ovest di Favignana e aspettare che il maltempo si calmasse. Mio padre puntò la prora del piccolo peschereccio verso la zona del Burrone che non gli parve molto a ridosso. Si spostò verso il Previto dove sarebbero rimasti protetti dal dirupo Sud di Santa Caterina. La visione del Passo non piacque molto a mio padre che si spostò ancora verso Ovest per arrivare allo Stornello dove buttò la "mazzara", un pezzo di pietra ben legato alla gomena. La mazzara sostituiva l'ancorotto che dovevi comprare, mentre un pezzo di pietra lo trovi gratis.

Lo Stornello è un posto bellissimo: è una piccola cala ben protetta da tutti i venti a esclusione dello scirocco. Dal libeccio la cala è protetta da un isolotto e i venti e le onde di tramontana, grecale e maestro si infrangono al lato Nord, Est e Ovest dell'isola.

"Aspettiamo che si calmi un po'." Disse mio padre tirando il resto della colazione dalla sacchina che aveva sotto la vela. C'era poco da mangiare: era stato consumato quasi tutto durante la precedente pausa. Mentre guardavano mestamente al pezzo di pane rimasto, l'attenzione dei due pescatori fu attratta dal belato del gregge rinchiuso nell'ovile della famiglia Campo detta Spampinati, rispettatissimi agricoltori attivi in quel lato di Favignana chiamato "il Bosco", a Ovest di Santa Caterina. Favignana sembra una farfalla: a centro c'è la montagna di Santa Caterina, con tre colline che degradano da Sud Sud Ovest a Nord Nord Est; a Est c'è un'ala che si chiama "a Chiana" (il Piano) e a Ovest "u Voscu" (il Bosco). Quando i Pallavicini ottennero le Egadi dal Re di Spagna che non riusciva a pagare un debito contratto con quella potentissima famiglia genovese, "a Chiana" fu affidata a una famiglia di agricoltori chiamati dall'entroterra siciliano, mentre "u Voscu" fu affidato a un'altra famiglia. Col tempo le famiglie aumentarono, ma sembra che ci sia sempre stata una chiara divisione fra agricoltori che operavano alla Chiana e gli altri che operavano al Voscu e gli Spampinati sono tipica famiglia di "Voscaioli": pastori ed ortolani per professione, pescatori terragnoli per passione con la vocazione specifica di "Purparoli", cacciatori di polipi che ormai da generazioni si sentivano insicuri lungo il tratto di costa che andava dal "Previto", allo "Stornello", a "Cala Rotonda", al "Pozzo", fino al "Faraglione" (cioè lungo tutta la costa del "Bosco", dal lato Sud di Santa Caterina, fino al lato Nord, dove la montagna degrada fino allo strapiombo che guarda Levanzo, strapiombo che in basso presenta le occhiaie di una grotta con al suo interno stalattiti e stalagmiti).

"Sa cosa le dico, Cognato? Se prende un paio di chili di viole e si presenta dal pecoraio lassù: forse otterrà della ricotta, un po' di pane e magari qualche sigaretta per lei (che le ha terminate). Io rimarrò a bordo a sistemare i conzi." I "conzi" (palamiti) sono grandi ceste di vimini dove erano sistemate le lunghe lenze e i terribili ami norvegesi. L'invito rivolto al cognato non era stato suggerito dalla mancanza di sigarette in cui si trovava il parente acquisito e nemmeno dal desiderio di sistemare lui stesso i conzi: in realtà mio padre aveva una paura matta dei cani (tale padre, tale figlio...) e, si sa, dove c'è un gregge c'è sempre uno o più cani... e mio padre non voleva affrontare i feroci cani di zu Spampinatu.

Il Cognato si avviò per la scarpata dove l'unica traccia di civiltà (a parte l'odore sempre più penetrante di ovile e di un contadino che zappava lontano) era presente sotto forma di vecchi bossoli vuoti usati dai cacciatori trapanesi che andavano a Favignana per la passa delle quaglie.

"Ma... ma non c'era un contadino che zappava, sull'altro crostone?" Pensò il Cognato mentre si avvicinava al casolare degli Spampanati "Epparmisso? epparmisso?" (E' permesso? E' permesso?) Disse il Cognato cercando di attirare l'attenzione degli abitanti del casolare. La signora Spampinata puntò il solo occhio sinistro da dietro la porta: il resto del corpo era perfettamente nascosto. Lo zu Spampinatu si mantenne abbastanza lontano chiedendo al viandante cosa volesse.

"Mi deve scusare" disse il Cognato "ma abbiamo rimasto bloccati dal malo tempo. Se potesse dammi un poco di ricotta e di pane (e macari quacche sicaretta) io ci posso dari questi tre chili di viole che abbiamo pescato due ore fa."

"Cosa volesse dire "abbiamo pescato?" In quanti siete? Da dove venite?"

"Siamo in due, io e mio cognato e siamo con il motopesca laggiù a ridosso."

"Siete sicuro di essere con il motopesca?" Chiese il favignanese al trapanese. Era evidente che il favignanese dava corda, faceva parlare l'estraneo per fargli perdere tempo.

"E come volesse che abbiamo venuto, con gli ali?"

"Va bbene, ci credo: quant'è il pesce che aveti?"

"Tre chili."

"Vi basta mezzo chilo di ricotta, una vastedda ( pane rotondo da un chilo) e tre alfa?"

"Meglio se un chilo di ricotta e dieci alfa: con questo Grecale che ci soffia addosso non penso che potremo tornare tanto presto a Trapani."

Mentre fra i due avveniva lo scambio di merce in natura, mio padre (che aveva capito non dovere avere nessuna paura per i cani che non avevano abbaiato) si era avvicinato al casolare in tempo per vedere la transazione che avveniva fra il Cognato e lo Spampinato, ma soprattutto in tempo per vedere che dall'altro lato si stava avvicinando un gruppo di persone che correvano verso di loro. Intravide il Maresciallo dei Carabinieri con alcuni Militari, il Brigadiere delle Guardie Penitenziarie con alcuni Agenti e alcuni borghesi con forconi e zappe, il tutto guidato da quel contadino che il Cognato aveva visto zappare un'oretta prima in quell'angolo di mondo dove zappa, zappa, non ricavi nient'altro che pietre.

"Corri"
"Acchiappa"
"Sono loro!"
"Dài che li prendiamo!"
"Fermati, delinquente!"
"Fermatevi, lazzaroni!"
"Arrendetevi che è meglio per voi!" Più alte delle grida di quel fantastico gruppo di Servitori dello Stato e di oziosi favignanesi in attesa che si riaprisse la tonnara (sei mesi dopo, naturalmente, dato che eravamo in novembre) erano le grida di mio padre che rivolto al Cognato lo implorava di correre più in fretta e raggiungere il peschereccio.

Invece no! Furono raggiunti dalla massa vociante e circondati inesorabilmente. Il Cognato era riuscito a mantenere pane, ricotta e sigarette stretti fra le braccia.

"I ferri!" Ordinò il Maresciallo a un Carabiniere. Ma al Brigadiere della Polizia di Custodia il sogno di una promozione era già svanito...

"Si può sapere chi siete?" Chiese l'Agente ai malcapitati.

"Voi, piuttosto: posso sapere perchè ci state dando la caccia?" Chiese mio padre che aveva un evidente difetto di pronuncia, ma che in quell'occasione mostrò una perfetta dizione meglio di Caio Tullio Cicerone dei momenti migliori.

"Non sono loro?" Chiese il Maresciallo al Brigadiere.

"Non sono loro..." Rispose mesto il Brigadiere al Maresciallo che spostò gli occhi da inquirente verso il contadino che dal Bosco si era fatta una corsa in bicicletta per avvertire chi di competenza di avere visto i due evasi aggirarsi con fare furtivo fra le pietraie dello Stornello cercando di avvicinarsi all'ovile degli Spampinati sicuramente con l'intenzione di delinquere ulteriormente.

Infatti erano evasi due carcerati . Da almeno due secoli ormai si usava il Forte di San Giacomo solo come penitenziario. Costruito a difesa del mare fra Favignana e Levanzo e soprattutto come deterrente contro i pirati che da secoli infestavano la costa occidentale della Sicilia, il Forte fu declassato dopo il periodo Napoleonico durante i quale fu usato dagli inglesi contro eventuali attacchi francesi alla Sicilia e diventò penitenziario ospitando non soltanto carcerati di provata delinquenza, ma anche patrioti antiborboni, patrioti antisavoia e patrioti antifascisti. La mia giovane età (giovane quando accadde il fatto) e la mancanza di documentazione mi impedisce di sapere se a quel tempo c'erano dei patrioti fascisti in quel carcere. Ma sono sicuro che l'episodio sia avvenuto prima che il Guardasilli Palmiro Togliatti aveva fatto concedere amnistia generale ai patrioti fascisti lasciando in carcere solo chi se lo meritava: i delinquenti comuni e coloro che durante la guerra, con la scusa della Patria, si erano macchiati di delitti efferati. I due evasi erano sicuramente dei detenuti comuni.

Il Maresciallo (il più alto in grado fra i presenti) continuò a fare il sostenuto ostentando cipiglio nei confronti dei due marinai. Secondo sbaglio: mio padre era stato Sergente Motorista nella Regia Marina e aveva servito la Patria come motorista nello Yacht del Governatore di Libia che a quei tempi era il Maresciallo Badoglio. Per la verità tale incarico non gli dava il diritto di essere al di sopra della Legge, ma l'essere stato per 24 mesi a contatto di persone che contavano, lo aveva abituato a capire quando qualcosa era un ordine o un sopruso. In più: in caso di Mobilitazione Generale (cosa impossibile dato che eravamo stati sonoramente sconfitti un paio d'anni prima e anche l'amena isola di Favignana aveva provato le pesanti bombe americane che ancora si sentiva la puzza di pirite) mio padre sarebbe stato richiamato con il grado di Maresciallo Maggiore, quindi con due strisce in più del Maresciallo Ordinario che aveva davanti..

"Ha poco da fare il furbo, Maresciallo" disse mio padre presentando chissà quali documenti con il vecchio grado della Marina non più Regia "appena si calma il cattivo tempo, vado direttamente in Capitaneria a fare rapporto contro di lei. La Legge la obbliga ad assistere i marittimi in difficoltà e non a mettere loro i ferri ai polsi."

"Brigadiere, si occupa lei a offrire un pasto caldo ai signori?"

"Scusi, Maresciallo, a noi la pasta e fagioli piace, ma quella cucinata dalle nostre Signore. Lei ora ci invita a pranzo in un ristorante o alla mensa Sottufficiali della sua caserma: noi le leggi le conosciamo..." Disse il Cognato e non poteva essere altrimenti: mio padre si sarebbe accontentato di una camellina di pasta e fagioli offerto dal Brigadiere che avrebbe prelevato il rancio dalla cucina del carcere, ma il Cognato aveva dei gusti fini e non amava la bassa cucina. Non dimentichiamo che aveva navigato come marinaio durante il viaggio inaugurale del Rex, il transatlantico che aveva fatto vincere all'Italia il primo nastro azzurro!

"Pensaci tu a quei due." Disse mesto il Maresciallo all'Appuntato.

Il gruppo di cacciatori d'uomini si sciolse e i miei parenti furono accompagnati alla jeep con la quale furono portati a una taverna nei pressi del porto e satollati a spese della Caserma. Il Cognato voleva il ristorante, ma l'unico che allora c'era a Favignana era chiuso: apriva soltanto quando c'erano le visite dei parenti dei carcerati. Ci vollero più di trent'anni prima che Favignana si attrezzasse con ristoranti, ristorantini, osterie, pannellerie e quant'altro avrebbe fatto sommamente godere mio padre. Il Cognato avrebbe goduto meno, nemico giurato com'era dei cuochi, di terra e di mare.

L'autore
Carmelo Rallo, unico in famiglia a non aver navigato, ha vissuto per trent'anni in Olanda. Non ha mai interrotto il legame affettivo e culturale che lo ha legato a Trapani. Nel dicembre 2004 ci ha prematuramente lasciato.




Orzaaaaaaaaaaaaaaaa  da         

 
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