Nave Scuola Vespucci - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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Nave Scuola Vespucci

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Nave Scuola Vespucci - Campagna addestrativa "Morosini"

di Francesco Carlo Rizzo Di Grado E Di Premuda



Li ho visti arrivare in un'assolata giornata di giugno; la nave era ormeggiata nel porto di La Spezia, al rientro da una Campagna addestrativa nelle acque italiane. In ordine, sono scesi dai pullman che li portavano dai banchi di scuola al ponte di un veliero, dalla vita da studenti a quella da marinai, avviandosi a bordo della Nave Scuola "Amerigo Vespucci" che, da sempre e più di ogni altra, si prende cura di loro. I volti, alcuni già da uomini, altri ancora da adolescenti, incorniciati nel corpetto bianco e nel berrettuccio da lavoro, contrastavano con quelli dei nocchieri, segnati dall'esperienza di una nave a vela, dal lavoro a riva sui pennoni per imbrogliare le vele e da quello incessante di manutenzione.

Hanno impiegato il primo giorno a bordo per sistemare le loro cose nel "locale allievi", imparando a misurarsi con le ridotte dimensioni dell'armadietto personale e facendo conoscenza con la famigerata amaca, che avrebbe cullato i loro sonni ed i loro sogni per circa due settimane. Li ho voluti incontrare il mattino seguente in assemblea sul cassero, per dargli il tradizionale "benvenuti a bordo" e per spiegare il motivo della loro incipiente esperienza su una nave come il "Vespucci". Non ci si imbarca su questa nave per imparare la vela; lo si fa molto meglio e molto più in fretta su una piccola deriva, armata con randa e fiocco. Non è nemmeno essenziale che i primi contatti con il mare avvengano attraverso la vela; esistono infatti egregi marinai ed eccellenti comandanti che non distinguono una strambata da una virata! I messaggi che invece il "Vespucci" vuol far recepire a chi si imbarca come allievo sono altri e fondamentali non solo per chi volesse prendere la via del mare. Il primo è il valore del gruppo: tutto l'equipaggio, per ogni possibile attività, occupa un posto in un determinato team, che può operare da solo o in maniera coordinata con altri gruppi per conseguire un obiettivo comune. Per issare un fiocco, è necessario che un solo team agisca sulla drizza, ma per bordare e alzare un velaccino più gruppi devono agire in maniera coordinata per far sì che l'operazione avvenga presto e bene; lo stesso dicasi per bracciare i pennoni o per mettere a mare o recuperare un'imbarcazione. Se anche a bordo di una moderna unità militare tutto il personale è suddiviso in team e sottoteam, che agiscono in maniera coordinata per il comune obiettivo, è importante imparare il valore di questo concetto poiché esso trova particolare valenza anche in molti aspetti della vita civile: una nave a vela è uno di quei luoghi in cui è quanto mai necessario saper lavorare in gruppo. Altre cose poi questa nave insegna: qualunque manovra richiede impegno fisico e il sudore degli uomini contribuisce a tenere vivo il teak della coperta. Non si può dunque scaricare sul compagno la propria fatica e si impara presto che, lavorando insieme e senza risparmio, si fa tutto più presto e meglio. Così si impara a condividere la fatica, a ripartire fra tutti in maniera equa lo sforzo, si forma lo spirito di gruppo, si apprezza il valore del "gioco di squadra"; ne è riprova lo spirito di competizione che rapidamente nasce tra le alberate, tra gli uomini alle varie manovre. Anche la pulizia della nave è un lavoro duro e continuo che richiede l'impegno di tutti, ma contribuisce ad alimentare la fama di "nave più bella del mondo" che la "Vespucci" si è giustamente meritata ed insegna ad avere rispetto per ciò che poi si è orgogliosi di mostrare. Tutto questo insegna la nave e altro ancora; i servizi di guardia, l'istruzione e il riposo, avvengono in un mondo largo circa sedici metri e lungo ottantatré, centouno con il bompresso! Allorché, in uno spazio così ristretto, convive un elevato numero di persone - circa quattrocento, tra equipaggio stabilmente a bordo e allievi imbarcati per la Campagna - nascono altri importanti insegnamenti, quali il rispetto reciproco e la solidarietà. Di tutto questo ho parlato in quella prima assemblea, incrociando i loro sguardi, molti incuriositi, alcuni stupiti, altri vagamente scettici.

Il giorno dopo eravamo finalmente in mare con destinazione Ajaccio, Monte Carlo e Livorno. Sin dal primo giorno tutto è andato per il meglio; il loro inserimento è stato rapido, continuo e progressivo, grazie sia all'esperienza del personale più anziano di bordo, non nuovo a questo genere di attività, sia soprattutto alla capacità dei loro Comandanti e dei relativi staff. Il compito di questi ultimi è particolarmente delicato, dovendosi occupare di allievi minorenni nei confronti dei quali sono richieste giusta fermezza, equilibrio, capacità di ascoltare, sensibilità alle problematiche giovanili e perspicacia; Comandanti e staff devono assumere il ruolo di leader ed essere punto di riferimento, sempre nelle vesti di educatori senza per questo cercare di surrogare ruoli che sono di altri e non delegabili.

Così, giorno dopo giorno, mentre "l'anziana signora del mare" navigava sulla sua rotta, gli allievi navigavano con lei sulla rotta delle nuove esperienze e della conoscenza. Lavoravano alle manovre correnti dell'alberata, al timone, ai posti di vedetta e a quant'altro fosse stato studiato per far vivere loro la vita dei marinai di una nave a vela. Con la loro crescita personale anche il gruppo è cresciuto e la consapevolezza che quanto era stato detto loro dal più anziano di bordo in quella prima assemblea non fosse poi molto lontano dalla verità.

La Campagna si è conclusa a Livorno, simbolico passaggio di testimone tra il loro sbarco e l'imbarco degli allievi dell'Accademia Navale. In assemblea sul cassero, sul lato dritto gli allievi della Scuola Navale Militare "Francesco Morosini", a poppa estrema il loro Comandante ed io e sul lato sinistro i genitori; dopo aver dato loro il benvenuto, ho spiegato il significato di questa Campagna ed i risultati che ritenevamo di aver conseguito con i loro figli. Ma le espressioni dei volti dei ragazzi schierati parlavano da sole: quelle due settimane avevano "inciso" qualcosa nelle loro coscienze. Anche a loro il "Vespucci" aveva fatto dono di qualcosa che li avrebbe accompagnati per tutta la vita, oltre alla soddisfazione di poter dire di aver fatto parte dell'equipaggio della "nave più bella del mondo".

Da Alzato l'albero, spiegate le vele … di Andrea Dell'Agnola,
Papergraf, Piazzola sul Brenta (Pd), 2001 - Per gentile concessione dell'autore

L'autore

Francesco Carlo Rizzo di Grado e di Premuda, Capitano di Vascello, è nato a Roma il 21 ottobre 1952. Nel 1970, dopo aver conseguito la maturità classica, è entrato all'Accademia Navale di Livorno quale Allievo dei Ruoli Normali e ne è uscito nel 1974 con il grado di Guardiamarina. Dal 1990 al '92 ha svolto l'incarico di Comandante in 2ª di nave "Zeffiro", partecipando alle operazioni "Desert Shield" e "Desert Storm" in Golfo Persico. Nel 1992 ha assunto il Comando della fregata "Perseo", partecipando in Adriatico alle operazioni d'embargo dell'ex-Jugoslavia "Sharp Vigilance" e "Sharp Fence". Dal 23.11.98 al 24 11.99 ha assunto il Comando di nave "Vespucci".

La prefazione al volume "Alzato l'albero, spiegate le vele …" è stata fatta dal notissimo skipper Cino Ricci, indimenticato comandante di "Azzurra". Per gentile concessione dell'autore Cosedimare è lieto di pubblicarla.

Quando Andrea mi ha chiesto di scrivere una prefazione, ho risposto subito di si, l'avrei fatto: la Marina è sempre stata nel mio cuore, e il Morosini è la Marina.

Una volta presa la penna, con il foglio bianco davanti non sono stato capace di trovare la strada giusta. Molte immagini mi sono rimbalzate nella mente: la Vespucci, le grandi navi da guerra, i sommergibili, i miei eroi da bambino, l'Accademia Navale, il Morosini. Le fotografie mi sono rimbalzate nel cervello ed ho immaginato, io da vecchio esperto di collegi, i giorni lì dentro: la vita in comune, la disciplina e le regole che ti mettono davanti al Dovere.

Sono "passato" al Morosini soltanto per pochi giorni e me lo sono comunque ritrovato davanti in molte forme: comandanti, allievi e "anziani", molti li ho incontrati durante i lunghi anni che ho trascorso sulle barche o nella vita.

Andrea in questo libro fotografico è riuscito a far entrare chi lo legge nell'atmosfera del Collegio Navale: lo guida attraverso le immagini ed i brevi ricordi dei personaggi più noti, fino al sogno finalmente realizzato di ogni "pivolo" che entra il rimo giorno al Morosini: la crociera sulla grande nave a Vela per ripercorrere nei gesti e nelle sensazioni i momenti della grande marineria a vela.

Ed è nelle immagini della Vespucci che si "sente" di più l'ambiente del Morosini: il lavoro gomito a gomito, in gruppo, sia in coperta a razzare il ponte che sui pennoni a bracciare le vele, quell'atmosfera che non ti lascia più e che ti fa ricordare per sempre i gesti e le facce dei compagni di corso.

Cino Ricci




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