Le antiche credenze - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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Le antiche credenze

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L'occhio in cima all'albero

di Ninni Ravazza



Il mare ha sempre favorito la nascita di miti e leggende; è straordinario che le stesse credenze, le medesime sensazioni, coinvolgano uomini che nulla sanno l'uno dell'altro, sotto tutte le latitudini, in ogni tempo. I racconti dei pescatori, dei naviganti di oggi li ritroviamo, identici, nelle storie raccontate dai classici, nelle cronache che affiorano dal passato ...

Parla Pio Solina di Bonagia, eccellente pescatore e "capomuciara" nella tonnara di San Giuliano-Bonagia:
"Eravamo a pescare di notte dall'altra parte dello scoglio "Asinelli", verso la Sicca 'mmenzu; arrivò un temporale, acqua, vento, lampi, saette, 'un s'arragiunava cchiù, non si capiva più niente. Mio cognato Ciccio Rizzo con la sua barchetta e un compagno erano già nei pressi dello scoglio "Asinelli"; per il maltempo non abbiamo potuto lavorare più, modda 'npuppa, andiamocene col vento di poppa dissi a mio fratello ch'era con me a pescare. Il temporale aumentava di forza. Mentre navigavamo verso casa, con la prua a levante eravamo o 'scuro, completamente al buio, allora le barche non avevano luci di via, usavamo i fanalini a petrolio come i carretti, attaccati all'albero della barca, e quando c'era vento li spegnevamo. Il maestrale rinforzava; arrivati a un certo punto, prima dell'isola Asinelli, mi andarono gli occhi all'albero della barca, e vidi una lucitedda, una lucetta fioca, che posso dire, come un mozzicone di sigaretta, proprio in cima all'albero. "Luci 'unn'avemo, sta luce ddoco che è?" mi domandai. Poi pensai a quello che dicevano sempre gli antichi, che "sono cose che ci sono sempre quando c'è il temporale", forse abbisano, avvertono che c'è pericolo; capace che quella cosa c'era già da tempo sull'albero, e io non l'avevo vista. Chi se ne accorgeva per tempo metteva la prua per casa e scappava. Noi il temporale l'avevamo già sopra, ma sta cosa quant'ave ch'era ddoco? Io la vidi solo quando decidemmo di tornare a terra.

Quanno parse a 'mmia dissi a mio fratello: "Talia socco ccè nall'albero ..." guarda anche tu cosa c'è sull'albero; "Cose che succedono, sono" mi rispose mio fratello. Ciccio Rizzo e il suo marinaio invece, screditevoli di certe cose che dicono che non esistono, a primo colpo si ripararono al ridosso dell'isola Asinelli, ma poi non poterono stare più, e diressero la prua anch'essi a Bonagia; a noi non ci vedevano, non potevano sapere che anche noi stavamo tornando a casa sotto il temporale. Quanno parse a iddi si muddarono, lasciarono il ridosso, e anche loro videro sull'albero della barca una luce, proprio come noi, una specie di canniledda ì picurara come la chiamavano i pastori antichi che la incontravano tra l'erba; però nuiatri u 'nne sapemo nente d'iddi, e manco iddi di niautri, nessuno sapeva dell'altro, dove fosse, cosa facesse, e soprattutto cosa vedesse.

Ma che 'sta cosa? si chiesero anche loro, e quanno parse a iddi, Turidduzzu, no Ciccio Rizzo che iddu si scanta assai, pigghiau 'u bigghiolo, u inchio r'acqua d'ammari, e 'gghietta a vota l'alvero; Turidduzzo, Salvatorino, sfida il mistero, riempie un secchio d'acqua marina e lo scaglia contro la lucetta sull'albero. Ciccio Rizzo, no, lui ha troppa paura! Ma Turidduzzo sbagliò, a momenti si gettavano tutti e due a mare, perché la barca stava prendendo fuoco, si stava incendiando. Fuoco, pareva fuoco, ma unn'era sto' foco? era quella luce che reagiva perché non voleva essere toccata, come non la toccammo noi.

Ciccio Rizzo e Turidduzzu cercavano di spegnere l'incendio, riempivano i secchi e gettavano ancora acqua, si levarono le giacchette per spegnere le fiamme, ma tutto era inutile, e volevano gettarsi a mare per salvarsi, poi si fermarono, non gettarono più acqua, e dda cosa scumpario.

Poi in inverno, siccome noi ci riunivamo tutti nel malaseno di mio zio, un giorno si raccontavano fatti, storie, e Turidduzzo raccontò quel fatto della lucetta sull'albero; io sentendo il discorso chiesi quand'era successo, e così abbiamo saputo che ci era accaduta la stessa cosa, nella stessa nottata di temporale. "Ma chi facite, unca nuiatri un la vittimo pure, ma un tuccamo nente" gli dissi, ma che avete fatto?

Quella notte allora, tutte le barche avevano la loro luce sull'albero.

Testimonianza raccolta a Bonagia nel maggio del 1985

("Guardate arriva!" urlò Starbuck. "I corpisanti! I corpisanti". I bracci dei pennoni finivano tutti con una pallida luce; e lambito, a ogni tripuntuta estremità del parafulmine, da tre bianche fiamme affusolate, ognuno dei tre alti alberi bruciava silenziosamente in quell'area sulfurea, come tre gigantesche candele di cera davanti a un altare ..... Improvvisi, ripetuti scoppi di fulmini: le nuove fiamme balzano a tre volte l'altezza di prima: Ahab, con gli altri, chiude gli occhi premendovi forte sopra la destra - Herman Melville, "Moby Dick", cap. CXIX "Le Candele", Oscar Classici Mondadori)




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