KHAIR AD-DIN - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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KHAIR AD-DIN

Ricerche > Storia della Pirateria




UN PERSONAGGIO PITTORESCO :
KHAIR AD-DIN
(IL BARBAROSSA "ARABO" L’AMMIRAGLIO DEL SULTANO)





Nel 1492, sulle coste dell’Africa si riversarono a centinaia di migliaia i mori di Spagna cacciati da Ferdinando e Isabella, nell’unificazione della Spagna, contribuendo senza saperlo, alla fondazione di quegli stati barbareschi che lottarono strenuamente contro la loro futura dominazione.

Nelle vicinanze di Galata una maestosa cupola ricopre la tomba di Khair ad-dinn (detto il "BARBAROSSA") “il protettore della fede”, l’uomo per il quale ancora oggi i turchi hanno sentimenti d’ammirazione.

Il padre Giacobbe è un giannizzero e partecipa alla spedizione per la conquista dell’isola di Lesbo da parte turca, fermatosi, si era poi trasformato in marinaio dedito al commercio in tutto l’arcipelago greco, i suoi figli ARUG primogenito e Khair ad-din, ultimo di quattro maschi, hanno ereditato dal padre l’indomito spirito combattivo e l’amore per il mare; dalla madre, figlia di un prete copto, i Barbarossa hanno ereditato una sorta di religiosità, trasferita nella loro educazione musulmana, che si tradusse nello stimolo alla guerra santa (gihad).

ARUG al comando di una galeotta, esercita il commercio e la pirateria; al largo di Rodi è attaccato dai Cavalieri di San Giovanni, i più irriducibili nemici dei musulmani, suo fratello Isaac è ucciso, egli e gran parte del suo equipaggio catturati e incatenati ai banchi di voga, sotto il controllo e la frusta dell’aguzzino, (sulle galee era incaricato di accudire ai galeotti, incatenandoli ai remi e facendoli remare a suon di scudisciate, la parola deriva dal catalano “algozic” che significa sbirro, e dall’arabo “al wazir”), questa sorte tocca ad Arug per un paio d’anni, fino al pagamento del suo riscatto.

I due fratelli si danno alla pirateria concludendo con il sultano di Tunisi un accordo, in cambio di un decimo del bottino; le loro galee trovano sicuro rifugio in quel porto, il commercio cristiano subisce perdite considerevoli, ed i barbareschi spadroneggiano sul mare e mirano alla conquista di tutta la costa da Tripoli a Tangeri.

Ferdinando di Spagna, non assiste impotente, caccia i corsari da Bouge, Orano e da Algeri, in questa città fa costruire a guardia del porto la fortezza di Penon, che diventerà poi leggendaria, nel 1512 Arug tenta di riprendere Bouge dal mare, con una flotta di 12 galeotte e mille uomini, nel corso dell’attacco perde un braccio per un colpo d’archibugio e i suoi uomini si sbandano. In questa sconfitta, Khair ad-din per la prima volta assume il comando della squadra al posto del fratello, una galeotta genovese che ha la sfortuna d’incontrarlo è catturata e trascinata a Tunisi, ma da Genova cala in Africa Andrea Doria con 12 galee, sorprende le navi turche in porto, assente Arug convalescente, Khair ad-din, non si perde d’animo, affonda sei navi nel porto, le altre sei le abbandona sulla spiaggia, i genovesi le recuperano prontamente e ritornano a Genova, l’astuto Barbarossa, ha salvato sei navi, semi affondate nel porto, le recupera e ne costruisce altre tre, così l’anno seguente la sua flotta è di nove unità, e con quelle inizia la sua attività piratesca.

Arug trasferisce navi e supporto logistico a Djidjelli nelle vicinanze di Bourge in mano spagnola, e da li riprende le sue scorrerie, rastrella le acque siciliane, catturando numerose navi e ricchi bottini, dividendolo con la popolazione locale che gli attribuisce la nomina a re di Djidjelli.

Alla morte di Ferdinando il cattolico nel 1516, accorrono ad Algeri che si era ribellata agli spagnoli, sotto la guida dello sceicco SELIM, Khair ad-din con 16 galeotte, 500 turchi, cannoni e vettovagliamento, arriva ad Algeri, mentre il fratello Arug con 800 turchi, 2.000 mori e altri 3.000 uomini, reclutati tra locali attacca la fortezza di Penon, ma i suoi cannoni di piccolo calibro, non riescono a distruggere le mura, tanto meno gli spagnoli cedono alle sue offerte, e la fortezza rimase ancora per molti anni una spina nel fianco dei Barbarossa, il sultano Selim è impiccato, e Arug si proclama re d’Algeri.

La reazione spagnola non tarda ad arrivare, e nel 1517 una potente flotta, al comando dell’ammiraglio DIEGO DE VERA, è inviata con 10.000 uomini, al largo vigilano le potenti galee da guerra, e dalle navi da trasporto sbarcano uomini e mezzi, Arug piomba improvvisamente sulla disorganizzata testa di ponte spagnola, duemila sono i morti e oltre quattrocento prigionieri, una violenta tempesta s’abbatte sulla flotta spagnola che è costretta a riprendere il mare, le galeotte turche al comando di Khair ad-din, ne completano la distruzione, la cristianità é colpita, umiliata e avvilita, ora solo Orano è l’ultimo caposaldo spagnolo sulla costa d’Africa.

Un forte esercito spagnolo sbarca ad Orano, la fortuna degli uomini come rapidamente crescono, così rapidamente finiscono, Arug è sconfitto e ucciso con tutti i suoi uomini; Khair ad-din lo attende invano ad Algeri, la sorte gli consegna il comando ed il potere in un momento di tragedia e di lutto per la sua famiglia. Selim I, gran sultano di Costantinopoli, riceve la notizia della morte d’Arug, per mezzo di una galeotta inviata alla “Sublime Porta” da Khair ad-din, con la donazione formale della signoria delle province del nord Africa, conquistate dal Barbarossa; l’astuto uomo sa che il sultano è impegnato nella conquista della Siria e dell’Egitto e non può certo occuparsi di questi territori, Selim, infatti, ringrazia il Barbarossa e lo nomina suo “Beylebey”, vale a dire governatore, é quanto gli basta, la potenza ottomana alle sue spalle e, di fatto, il governo personale sulle sue terre.

CARLO V di Spagna nel 1519 incarica l’ammiraglio UGO de MONCADA di costruire una flotta e di procedere alla riconquista d’Algeri, ma la cattiva scelta della stagione (fine d’agosto) vede la flotta distrutta da una violenta tempesta mentre sta sbarcando soldati e armamenti, il mercato d’Algeri pullula di nuovi schiavi e di merci.

Khair ad-din consolida il suo potere nelle terre africane, tra gli anni 1520 al 1529, quasi tutta la costa cade in suo dominio, organizza una gran flotta potente ed efficace, che opera nel Mediterraneo, non con azioni improvvise, ma seguendo un piano generale, attaccando il commercio cristiano e mantenendo una minaccia costante dalle Baleari alla Sicilia, dalla Sardegna al Lazio e sulle coste spagnole, sono con lui i migliori marinai musulmani Dragut, Sinam “l’ebreo di Smirne”, Aydin cristiano rinnegato detto il “terrore del diavolo” e molti altri, tutte le navi che incappano nel suo setaccio, sono destinate a lasciare ricchezze e schiavi.

Nel 1530,  dopo 16 giorni d’incessanti bombardamenti, i 200 uomini di forte Penon, si arrendono a Khair ad-din, e la bandiera spagnola ammainata, quello che rimane del forte è totalmente distrutto, sulle sue rovine è costruito, in due anni di lavoro da schiavi cristiani, un molo di protezione del porto contro la violenza del mare, un porto al quale possono appoggiarsi con sicurezza le galee e galeotte del re d’Algeri.

Nel 1533 il sultano SOLIMANO lo invita a corte, è il riconoscimento della potenza del Barbarossa, Solimano gli affida, la ricostruzione e l’organizzazione della flotta ottomana, Khair ad-din si getta con entusiasmo in quest’impresa, negli arsenali della Sublime Porta si lavora a ritmo serrato per tutto l’inverno del 1534, il Barbarossa vuole per la primavera 61 galee, e difatti in primavera più di 80 navi sono pronte agli ordini del nuovo ammiraglio, quando lascia il “Corno d’Oro”, accompagnato dall’ammirazione dei figli di Maometto; il terrore corre lungo le isole cristiane dell’Egeo, e si propaga man mano sui lidi più lontani, dove dalle torri di guardia, vedette timorose scrutano il mare.

Le acque azzurre dello Ionio sono nuovamente rotte dalla voga ritmata dei turchi, Messina assiste al sacco di Reggio, e pensa al peggio, ma il Barbarossa si dirige a nord, batte tutte le coste italiane, attacca Sperlonga, Fondi subisce una violenta rappresaglia, per la mancata cattura di Giulia Gonzaga, augusta preda destinata a Solimano, che riesce invece a fuggire nella notte, ma quali sono le vere intenzioni del Barbarossa?

Mulay Hasan non immagina che tutto questo saccheggio delle coste italiche non è altro che un diversivo destinato a procurare nuove ricchezze a Solimano, per pagare le spese sostenute per la costruzione della flotta, messa in atto dal Barbarossa per preparargli una sgradita sorpresa; il 16 agosto del 1534 la flotta ottomana apre il fuoco contro i forti posti all’ingresso di Tunisi, a Mulay Hasan non rimane altro che fuggire, con i suoi tesori e le sue donne, il Barbarossa ora e padrone anche di Tunisi, la flotta del sultano è inviata a Costantinopoli carica di bottino, e Khair ad-din si prepara a raccogliere i vantaggi della sua accresciuta potenza (il rimandare a Costantinopoli la flotta del sultano fu un errore che costerà la perdita di Tunisi, quelle navi gli sarebbero state utilissime per contrastare la spedizione del 1535).

Troppo grave è la minaccia della Tunisia in mano del Barbarossa per i possedimenti spagnoli di Sicilia e dell’Italia meridionale, CARLO V decide un intervento decisivo, una spedizione al comando di ANDREA DORIA investe La Goletta, il 14 giugno del 1535, navi spagnole, del papa, del vicerè di Napoli e dei Cavalieri di San Giovanni, sbarcano con successo uomini e cannoni, una sommossa interna di schiavi cristiani liberatisi accelera la caduta di Tunisi, Mulay Hasan è rimesso sul trono, e un sospiro di sollievo da tutta Europa, saluta questa vittoria cristiana.

A Bona, dove si è ritirato, il Barbarossa arma prontamente 26 galeotte e prende il mare, arriva alle Baleari e il saccheggio è spietato, uomini e donne caricate sono trasportate ad Algeri e rivenduti come schiavi, un’azione che ancora una volta testimonia lo spirito battagliero, e indomito dei pirati barbareschi.

Il Doria e il Barbarossa non si scontrarono mai direttamente, ora è il Doria che cattura navi turche nello Jonio, ora è il Barbarossa che infierisce sulle coste pugliesi.

Nel 1537 i turchi cingono d’assedio Corfù con un grande spiegamento di forze, 100 galee e 25.000 uomini, i cristiani resistono, tanto da far decidere Solimano a desistere dall’impresa, il Barbarossa si sfoga rastrellando i possedimenti veneziani nelle isole ioniche, nel 1538 una flotta coalizzata di navi venete, genovesi, spagnole e pontificie si sta concentrando a Corfù, si tratta di 80 galee veneziane, 36 del papa e 30 spagnole, che attendono il Doria con i suoi 50 galeoni.

Quando le forze cristiane giungono a Corfù, Khair ad-din ha gia schierato le proprie navi, 150 galee nel golfo di Arta, su un alinea a mezzaluna che consente di concentrare il fuoco di tutti i cannoni sullo stretto canale d’ingresso, gli avversari si studiano ma non si muovono; nel pomeriggio del 26 settembre il Doria dirige verso sud con l’intenzione di attaccare i possedimenti del sultano, il Barbarossa salpa e insegue la flotta cristiana, che, per il cattivo tempo, si disperde lungo le coste, particolarmente pericolosa è la situazione del gran galeone veneto di Alessandro Condulmer, rimasta in posizione arretrata per mancanza di vento, le galee turche si lanciano ripetutamente all’assalto di questa fortezza galleggiante, ma le spaventose bordate dei suoi cannoni impediscono ai turchi l’arrembaggio, Condulmer resiste anche se la richiesta di soccorso inviata al Doria rimarrà insoddisfatta, (questo comportamento del Doria si spiega per la rivalità ancora esistente, tra gli alleati italiani, in particolare tra Genova e Venezia), alla fine della giornata una galea veneziana, una pontificia e cinque spagnole, cadono in mano turca; non si può parlare di una vittoria ottomana, anche perché molte loro navi hanno subito danneggiamenti, rimane però il fatto del disimpegno del Doria da Prevesa.

Bisogna attendere Lepanto per una vera riscossa cristiana.

Il 19 ottobre del 1540, 200 galeoni, 50 galee e 25.000 uomini al comando del Doria si presentano davanti alla città che viene investita da tutte le parti, Barbarossa è assente, ed è il suo vice Hasan che assume il comando della difesa; mentre a terra continuano i combattimenti, le navi sono disperse da un’improvvisa tempesta, si ripete il disastro della spedizione di Moncada, il vento di burrasca distrugge 140 navi che finiscono in costa, dove gli equipaggi sono uccisi dai turchi, grande è il valore dei Cavalieri di San Giovanni, ultimi a lasciare il campo coprendo la ritirata degli spagnoli, e ancora oggi il luogo è chiamato “il sepolcro dei cavalieri”.

Carlo V anche questa volta, non ha voluto seguire i consigli di coloro che ritenevano la stagione inadatta alla spedizione, sembrerebbe che anche da lontano Khair ad-din riesca a proteggere le coste del suo regno.

Un fatto nuovo porta la costernazione nel mondo cristiano, l’alleanza che il Barbarossa stabilisce, per conto del Sultano, con la cattolicissima Francia di Francesco I; nel riquadro di quest’alleanza nel 1543, 100 galee di Barbarossa accorrono in aiuto dei francesi contro Carlo V, mentre naviga alla volta di Marsiglia, Khair ad-din non trascura di rendere visita ai territori spagnoli, assale Reggio dove s’impadronisce di un’avvenente fanciulla diciottenne, figlia del governatore, e la sposa, assale poi Gaeta, ma pone ogni freno ai suoi uomini quando arriva nei territori francesi; nell’assedio di Nizza i turchi mettono in campo le loro artiglierie pesanti, ed i francesi, dopo la resa della città, la devastano per giorni interi, incolpando i musulmani, (poichè il governatore della città si era arreso, il saccheggio fu ingiustificato, furono proprio gli spagnoli ad accusare i francesi di questo saccheggio mentre le navi turche si erano già ancorate nella loro base di Villafranca).

Nella primavera del 1544 Khair ad-din rientra a Costantinopoli, saccheggiando le terre di Carlo V, l’Elba, poi Ischia e Procida e impone tributi alle isole Lipari; il suo rientro al Corno d’Oro è un trionfo, è acclamato “re del mare” per merito suo, la potenza dell’impero ottomano si è imposta su tutto il Mediterraneo.

Nel luglio del 1546, una violenta febbre lo uccide all’età di 63 anni, suo figlio Hasan, diventerà Pascià d’Algeri e governatore del regno ottomano d’Algeria.

Ancora oggi i turchi venerano la sua tomba, e ne ricordano le gesta, dal sepolcro di Galata il suo spirito aleggia ancora sui mari.








 
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