Il mistero del Popolo - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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Il mistero del Popolo

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Il mistero del popolo


di Carmelo Rallo


L'ultima volta che avevo visto i Misteri mia nipote Consuelo pesava quattro chili e l'ho tenuta in braccio per un'ora intera all'inizio di via Fardella. Ora che è di maturità dovrebbe essere lei a portare me che sono vecchio e demente.

Svanita per motivi di salute la vacanza del '99, allo sconsolato figlio di 13 anni, che vive quasi soltanto per godersi quindici giorni di sole e mare favignanese, promisi che l'anno prossimo saremmo andati a Trapani anche a Pasqua, anzi "per i Misteri". Arrivati a Trapani, mia moglie e mio figlio pensarono che, salutata mia madre, sarebbero partiti per Favignana subito dopo avere visto i Misteri. Io sarei rimasto per godermeli almeno per una parte della nottata. Rimanemmo due ore all'angolo della vecchia piazza Teatro con un sole che per chi viene dall'Olanda è già tropicale, anche se siamo in aprile. Bene. Moglie e figlio prendono l'aliscafo e io mi faccio una passeggiata fra i vicoli della Trapani della vecchia processione dei Misteri.

Dopo aver fatto una gran mangiata di vicoli trapanesi depauperati che non ti dico, tornai da mia madre che abita a San Giuliano e, se sei partito da Piazza Iolanda a piedi ché non hai capito come funziona la SAU (a parte il giusto stipendio agli autisti che, sicuramente, ogni 27 del mese lo ricevono in banca), arrivi dopo tre ore. Il tempo per mettere i piedi che friggevano in una bacinella (giusto per far bollire l'acqua che prima era fredda), mi telefona mio fratello (ore 23,35) per dirmi che sarebbe venuto a prendermi per vedere i Misteri all'angolo del Diana.

Ero lì che mi godevo il passaggio della più bella processione del mondo, e dopo avere baciato Miccione che mi riconobbe dopo un quarto di secolo gli dissi "Sai, quanto mi piacerebbe rivedere tua sorella Enza che non vedo da più di cinquant'anni"; "Ma idda cca è! Ora t'a chiamo". Un gran lecco alla signora che mi guarda come per dire "Ce n'è di vecchi rimbambiti a Trapani!", "Scusa, Enza, ma me lo tenevo in corpo da piú di cinquant'anni: ti ricordi che mi facevi il lecco quando le nostre famiglie erano dirimpettaie, lì alla Marina?". Commozione, abbracci, dove sei, quanti figli hai, ecc.ecc. Intanto passa il Mistero della Marina Grande con bandiera degli Onesti Naviganti e i ragazzi del Nautico in severissima casacca blu, con mio fratello che li apostrofa: "Forza, picciotti, fate presto a imbarcarvi ché dai vostri stipendi deve venire fuori la mia pensione"…

Buon quattordicesimo arriva il Mistero del Popolo. Banda, ceri enormi, fiori che non ti dico, aste di abete lunghe come il pennone di maestra dell'albero fatto montare nel 1952 dal Comandante Abate nel cortile dei Marinaretti, con portatori che "annacavano" sudando. Il Mistero del Popolo è il più pesante, le aste sono lunghe il doppio rispetto a quelle degli altri Misteri e doppio è anche il numero dei portatori, e durante il trasporto le aste si muovono come le balestre dei camions che prendono le buche e il Mistero arranca facendo venire il mal di mare a chi assiste alla processione. Stavo guardando semimbambolato e mio fratello mi chiede: "Ma stai piangendo?". "Mi entrò una muschitta nell'occhio". Altro che muschitta! Stavo ritornando con la memoria a uno dei primi Venerdì Santo che ricordavo: con il quartiere di San Pietro non ancora completamente pulito da cantuna, maruna e mobili fracassati. Tutti i nuovi Vescovi, quando arrivano a Trapani, hanno qualcosa da dire a proposito dei Misteri. Vuoi per il Sacerdote in cotta e stola davanti al Mistero dell'addolorata; vuoi per i confrati con i cappucci bianchi che sanno tanto di società "segrete", vuoi per altro. Poi si abituano a questa diocesi strana e laica. Il nuovo Vescovo di allora, un austero nobile agrigentino dalla salute cagionevole, aveva sollevato obiezione ("E' Venerdì Santo, giorno di lutto") a ceri e fiori con cui da sempre erano stati ornati i Misteri e quell'anno, uno dei primi del dopoguerra, si uscì senza ceri né fiori. Che depressione! Ovunque macerie, con le strade poco illuminate, senza soldi per le bande, e con mia madre che se la prendeva con il Comune che si mangiava i soldi della gente. E il Mistero dei Calzolai (con la bella balconata d'argento lucida lucida) che sgattaiolava come vergognandosi e il Mistero dei Salinai che era uno dei pochi con banda e operai che portavano i ceri. Era una comunità importante, quella dei Salinai. E il Mistero per anni vinse il primo premio. Finché norvegesi svedesi olandesi danesi non ci abbandonarono per andare a caricare il sale in Spagna dove costava meno e facevano un viaggio più corto per arrivarci. E il Mistero non vinse più il primo premio perché ormai senza banda e senza ceri dei salinai che per sopravvivere erano andati a lavorare nelle miniere del Belgio a riempirsi i polmoni di pulviscolo di carbone che quando ti ammalavi la cassa mutua là non riconosceva l'invalidità perché eri italiano (e invece ti dicevano che era colpa tua che non avevi indossato la mascherina).

Quell'anno i Misteri erano di meno: mancava quello della Ferita al Costato (ceto dei funai, pittori e decoratori) che fu ricostruito dal prof. Cafiero (lo ricordate? Pelata che non ti dico, basettoni da Commissario Bassettoni e baffoni da artista che sembrava paro paro il giudeo che spogliava Nostro Signore nel Mistero della Spoliazione, Ceto Abbigliamento e Tessili). Mancava anche quello del Sollevamento della Croce, il Mistero dei falegnami che il prof. Li Muli costruì con grande rigore storico (soldati romani vestiti esattamente come erano vestiti i soldati romani e un Gesù che era esattamente come ci mostra la Sindone a Torino: un giovane trentenne nel pieno delle sue forze). C'era stata maretta quando il professore vinse l'appalto: collegati ai falegnami c'erano gli intagliatori i quali non digerirono che il Mistero venisse costruito da uno con diploma dell'Accademia delle Belle Arti e non da uno di loro. Al momento della consegna il Mistero non fu accettato e il povero Li Muli dovette rifarlo con i romani vestiti come se li immaginavano nel '600 e al posto di Gesù creó un crocifisso da cucina, tisicuzzo tisicuzzo. Il Mistero del primo progetto è in un angolo della Chiesa del Purgatorio, aspettando che la storia e i nuovi gusti diano ragione al Professor Li Muli. Ma il Mistero del Popolo era sempre il quattordicesimo, poiché i due misteri distrutti venivano dopo.
E passa il Mistero del Popolo da via Api dove ero andato ad assistere al passaggio della Processione, quella sera del Venerdì Santo, 26 Marzo 1948 ... passa, fra due ali di folla vestita con abiti di prima la guerra o, se nuovi, cuciti con quelle orribili stoffe del dopoguerra che sembravano fatte di corde per i conzi o con la tela delle vele degli schifazzi. Niente di anormale dall'inizio del corteo fino al simulacro di Nostro Signore che cade sotto il peso della Croce lì al Calvario. Dietro, appena passato il simulacro, c'era la continua tragedia di cinquant'anni di storia trapanese e mi fa scoppiare in pianto ancora oggi, al ricordo. Erano tutte lì le orgogliose figlie di Nausicaa. Anche loro sotto il peso della Croce che portavano da anni. Le vedove di guerra, che vivevano con una pensione da miseria aspettando la Befana che portasse per i propri figli i pacco della Croce Rossa con qualche chilo di pasta nera (biologica, la chiamano oggi), cinquecento grammi di estratto (che a cucinarlo ti bucava la pentola), un paio di mutandine, una camicia e un paio di scarpette di cartone che si scioglievano solo a vedere l'acqua. Più misere della Madonna Addolorata che almeno sotto il fazzolettone nero ha le bende bianche. Loro no. Sotto il fazzolettone nero che arrivava fino ai piedi avevano il fazzoletto nero e le sopracciglia nere (o bianche per le vecchie), gli occhi neri, le labbra nere a sopportare la Croce come Nostro Signore. Erano le spose dei marinai caduti sulla battigia di Tripoli per la conquista della Libia, mitragliati dalla fanteria turca che tirava al piccione su quei ragazzi di San Pietro, di San Francesco, di Porta Galli vestiti in bianco. E le vedove della grande guerra, i cui mariti erano morti mentre spalavano il carbone nelle grandi pance degli incrociatori o nelle scatolette da sardine che qualcuno chiamava sommergibili o sul Piave, nelle chiatte allestite per cannoneggiare gli eserciti imperiali che stavano dilagando nella Pianura Padana (stavolta almeno non erano vestiti in bianco, come a Tripoli, o in blu: avevano insaccato un'uniforme, sì da marinaio, ma grigioverde con le pezze alle gambe). E poi, giovanissime, le vedove dell'ultima guerra. Tutte là, con le suocere e i figli. Spose bambine il cui ricordo si era fermato a una cerimonia veloce e una notte vissuta di corsa. Quelle che dalle Mura di Tramontana avevano visto i propri figli, sposi, padri bombardati impietosamente dagli aerei americani mentre, in convoglio, cercavano di portare vettovagliamento e carburante all'esercito che in Libia era rimasto bloccato per fame, per sete e senza carburante. E loro che volevano sventolare grandi fazzoletti bianchi per farsi vedere dai propri cari in uniforme videro invece la fine dei sogni del Re Imperatore e del suo Primo Ministro (che si faceva chiamare Duce) con l'affondamento di quella grande flotta che navigava fra lo Scoglio del Mal Consiglio e i Porcelli. E quelle i cui sposi morirono in Atlantico (58 sommergibili dispersi, si dice). E le spose di tutti gli altri, morti negli ospedali o nei manicomi, come quel giovanissimo maresciallo che impazzì dopo essere stato soccorso: era sopravvissuto all'affondamento della propria nave e nuotava nel mediterraneo con un camerata che era morto mentre gli si afferrava ai capelli … e così era rimasto chissá per quanti giorni. Eccole, le vedove della marineria trapanese distrutta nelle guerre di aggressione perpetrate da quei re piemontesi che non si accontentavano di avere aggredito regni ben più antichi del loro e speravano di ottenere ancora più credito internazionale. Ecco le vedove degli eredi dei Feaci che sapevano portare un itacese in patria remando in una notte. Di quelli che combatterono contro i romani durante la seconda guerra punica. E i romani che vinsero poiché loro erano tecnologicamente piú avanzati: avevano il rostro e potevano combattere corpo a corpo e i trapanesi "cartaginesizzati" non sapevano usarlo. I discendenti dei marinai che videro arrivare i mori e poi i normanni e poi i re aragonesi. Che seguirono Ser Isso a bombardare Tripoli per una questione di tradimento. Le vedove dei figli di coloro che videro arrivare Garibaldi e che in tanti seguirono. Le vedove di coloro che nel 1908 dichiararono Trapani Repubblica Sovrana (e la flotta francese che bighellonava al largo delle Egadi).

E' vero: fra i primi Misteri erano passati quelli della Marina Piccola e della Marina Grande. Ma era dietro al Mistero del Popolo che in quel momento si esauriva la vocazione marinara di Trapani, distrutta nel corpo (con i bombardamenti indiscriminati) e nell'anima (con la distruzione di tutta una generazione di lavoratori e imprenditori del mare). Ecco cos'era la muschitta che mi era entrata nell'occhio e mi faceva piangere …






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