I Greci in Sicilia - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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I Greci in Sicilia

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I  GRECI  IN  SICILIA




ARCHIMEDE



Il grande matematico greco visse a Siracusa fra il 287 e il 212 a.C.

Pazzo e con la testa fra le nuvole come gli scienziati delle barzellette, Archimede alla svagatezza sacrificò la vita.

Il calcolo del volume della sfera fu una delle sue invenzioni piú geniali, e tra le sue scoperte che giovarono moltissimo anche ai moderni ricordiamo: le regole di quadratura e di cubatura del cilindro e del cono, la proprietà delle spirali, il principio idrostatico. Inventò parecchie macchine, tra le quali una chiamata coclea o vite di A. per attingere acqua dal fondo di una nave, gli specchi ustori e varie altre macchine da guerra. Lasciò alcune opere di grande importanza, quasi tutte perdute.

I Romani ne temevano le micidiali macchine belliche, ma ne ammiravano l'ingegno, e il console Marcello aveva impartito l'ordine di risparmiargli la vita.

Ciò che lo storico romano Tito Livio definì manus ferrea e speculo con le quali vennero sollevate, per poi essere buttate sugli scogli, e bruciate le navi romane (Ab Urbe còndita, XXIV, 34) vennero progettati da Archimede. Era il figlio dell'astronomo Fidia. Probabilmente Archimede studiò ad Alessandria d'Egitto, e lì fece amicizia con Conone di Samo, Dositeo di Pelusio, Eratostene di Cirene, e fu allievo di Euclide alla scuola di questi; tornò poi a Siracusa, dove scrisse quasi tutte le sue opere : Della sfera e il cilindro, Misura del circolo, Conoidi e sferoidi, Le spirali, Sull'equilibrio dei piani, Arenario, Quadratura della parabola, Sui corpi galleggianti, Stomachion, Ad Eratostene: sul metodo sulle proposizioni meccaniche, ed altri frammenti.

Tutte le sudette opere furono tradotte in latino nel medioevo e studiate a fondo durante il Rinascimento. Archimede lo ricordiamo per il suo contributo dato alla filosofia ellenica, insieme ai colleghi della prestigiosa e longeva scuola di Alessandria del III secolo a. C.; loro grande merito è stato quello di ignorare i preconcetti ed usare il metodo oggi definibile sperimentale (o galileano), per la verifica pratica dei dati suggeriti dall'osservazione diretta; così facendo hanno lasciato un metodo applicabile genericamente allo studio delle scienze che sarebbero poi diventate geografia e geometria, per esempio.

Sarebbero passati 1800 anni prima che Galileo Galilei facesse compiere altri passi avanti alla ricerca.

Fu Archimede a scoprire che un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del fluido spostato.

Quando si rese conto di questa verità (mentre faceva il bagno), lo scienziato uscì da casa urlando "Eureka! Eureka!" (Ho trovato! Ho trovato!), non s'era accorto ch'era nudo, il pazzo.

Fu ucciso nel 212 a.C. da un soldato romano, quando Siracusa fu espugnata da Marcello e saccheggiata.

Un legionario, entrato in casa sua, lo trovò intento a studiare una formula: gli chiese chi fosse e lui, senza voltarsi, rispose che non voleva essere disturbato. L'altro s'impermalosì e gli menò un gran fendente con la spada.

La sua tomba, ritrovata nel 75 d.C. da Cicerone, è oggi andata perduta.



 
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