Del Vento - di Beppi Favaro - FRATELLI DELLA COSTA - ITALIA Tavola di Messina

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Del Vento - di Beppi Favaro

Scritti dal 2012


D E L   V E N T O


Ho provato a raccontarmi il vento. 
 La mano non l’ha trattenuto, 
né i frutti dell’albicocco, né i fiori dell’oleandro, 
né il verde della siepe. 
 L’incanto, sì !

Si può giocare col vento ? 
Inseguirlo e magari abbracciarlo ? 
Si abbraccia se stessi. 
Un amore col vento: stringente, strambante,allascante, calante! 
Un amico che viene a farti visita: aspettalo e ritornerà…

Come il tempo lascia i segni di passaggio, il vento. Di desideri: 
“Vento, vento portami via con te 
raggiungeremo insieme il firmamento 
dove le stelle brilleranno a cento. 
Là nell’azzurro incanto forse per noi sarà l’amor. Vento, vento….”.

Cantavo e davo spazio al vento: 
alla vita che in-venta ? 
E quando il vento arriva 
rispondo di sì a me stesso, 
per osservare in quale angolo del cuore porterà la suggestione.

Non sempre è lo stesso vento 
forse un soffio ci passa dentro 
e cerca di dar voce alla parte più 
vera di me, di noi stessi. 
Che forma impalpabile é quella del vento !

Io sono il vento ! Sono la furia che passa 
e che porta con sé…” dice un’altra canzone. 
Tempesta e forza, calma serale e creatività. 
Imprevedibile eppur presente: nella vita, nelle emozioni, 
nelle scritture,nei quadri, in natura, nelle diverse stagioni dell’età.

Un elemento d’ispirazione, a volte quasi 
un personaggio, il vento. Come la natura, ha 
bisogno di essere aiutata ? E come ? 
Come sentiremmo il silenzio del mare ? 
E il mare non ha bisogno dei silenzi musicati dal vento ?

Dei bui illuminati della luna e delle stelle : 
come pensiamo noi ? 
Già i greci chiamavano Anemoi i venti: divinità. 
Che non sono 20 ma di più,almeno il doppio 
perché ognuno si sdoppia in reale e apparente….

Come dimenticare la prima brezza felice, 
iniziatica, di quando ci siamo visti 
andare, a vela ? Quella che ha accarezzato 
il viso e ha affermato “sei partito” ? 
Desiderio di aria sul viso ?

E quando abbiamo pensato che quella carezza 
si posasse sul volto di chi amiamo 
dispiegandosi come una vela leggera ? 
Ma come fa il vento a far capolino 
nei nostri pensieri ?

Con l’emozione di viaggiare a vento … 
 Come il dispiegare al vento le ali ? 
Ventilato non è anche prospettato 
come si fa per un’idea, proposta, indirettamente ? 
E’ veloce il vento, non come il pensiero.

Di Icaro l’invenzione della vela 
per volare, non per navigare. Del padre 
Dedalo quella dell’albero e l’antenna, 
per l’avventuroso, folle volo de figlio, 
per quel sogno di libertà, dal Labirinto.

Che dire dell’invisibilità dell’aria ? 
Spiegandolo con sopravento e sottovento ? 
O anche con orza e poggia ? Tutti siamo orzieri ? 
Il grido non è, infatti, “Orzaaaaa” ! 
“Orza al vento che a poggiare c’è tempo !”

Guadagnare al vento è sempre conveniente. 
Chissà se lui lo sa: “Il vento non sa leggere”. 
Va bene per 365 giorni l’anno ! 
E nella magnificenza del cielo volano 
i pensieri: che vento li porta ? Lo stesso che spinge i sogni ?

Si sa, con le asprezze del vento 
si imbrogliano le vele: quelle a spicchi colorati sono per incuriosirlo ? 
“Vado a gonfie vele”, al di là della canzone, 
significa di continuar a tener viva 
la grandezza delle arti veliche ?

E lo zufolare del vento, 
nell’albero cavo, quali segreti musicherà mai ? 
E’ uno spartito che non vuole ascoltare 
più nessuno, come il chiacchericcìo delle sartie. 
Come le vele anche, e prima, va messo a segno l’albero.

E per chi ha il fiuto buono, e lo si sa, 
è più facile annusare l’odore del vento: 
in regata o in viaggio per mare, 
luogo di esperienza e di quiete. 
Infine non si tratta sempre, di prendere il vento ?

Bepi Favaro – addì : 13-X-‘14

 
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